N E W Y O R K CITY

Non ero mai stato negli States, e a dirla tutta non mi ci sono neanche preparato troppo bene, onde abbattere l’effetto sorpresa.

E’ chiaro che una prassi del genere se siete fotografi, è consigliata come respirare il gas in cucina, quindi “don’t try at home”.

Un viaggio va programmato in ogni minimo dettaglio, ma non sono mai stato un tipo da forbici con la punta arrotondata. Mi sono perciò fatto cullare dalla sana pigrizia e affidato totalmente a chi aveva più voglia di me.
Non posso scrivere un articolo particolarmente ricco di emozioni e sensazioni, un viaggio è qualcosa di più che passare 10 giorni (di cui 2 a Copenhagen) in giro tra scali interminabili,  gates, imbarchi, taxi e metrò. Un vero viaggio è vita vissuta. E 10 giorni sono pochini. Diciamo che ho fatto un’esperienza e aggiunto al mio carnet una tappa in più da studiare meglio.

Ma veniamo a noi.

Ad Agosto New York è calda e appiccicaticcia. Specie se arrivi in hotel alle 3.00 di notte (Ora Italiana), e tu sei completamente cotto. Peccato che Manhattan sia sveglissima alle 21.00 (ora locale) e che dalla finestra arrivi odore di Hot Dog e un tepore pesante.

Silvia mi domanda cosa sia quel rumore di sottofondo che imperterrito ti martella le orecchie. Ma è un dolce martellare, come un soave boato instancabile, solo più lieve. Qual tanto che basta a cullarti tra le braccia di Morfeo, specie se arrivi dritto dritto dalla Danimarca e da 8 lentissime ore di volo.

Voce mesta pronta alla risposta.
“E’ il rumore di una città che non dorme mai.”
Faccio anche un po’ il figo  nonostante sia martoriato dal sonno.  O solo Grande idiozia, è da vedere.

Guardo fuori e l’ Empire State Building mi saluta cambiando colore.

-Ci vediamo domani!-
Crollo fisico.
Buio.
Buonanotte.

Tecnicamente 8 giorni a New York sono un’ autentica maratona. Eppure più che sufficienti per farsi un gran bel giro.
Statua della Libertà, Ellis Island, Moma Museum, Central Park (consigliato l’ affitto della bicicletta), Top of The Rock, ponte di Brooklyn, WTC e quartieri stupendi come Greenwich Village e Soho.
Queste le mete raggiunte (posto più posto meno) durante la mia breve vacanza. Bastano e avanzano per affascinare e far sognare.

Times Square. La prima impressione è che sia un imbuto. Un grosso recipiente concavo dentro il quale decine di migliaia di persone scivolano da ogni parte della città di Manhattan.
Più ti avvicini al centro, più la densità di Taxi, persone, ambulanti, colori e profumi aumenta.
Il tripudio del pool genetico.
Inoltre è sempre giorno.

Un’ immensa trifacciale nel cuore del mondo.
O Forse nel fegato.
Già.
Mangiare Americano.
Per qualcun’altro sarà facile. Ma per un marchigiano allevato a dieta mediterranea non sarà facilissimo districarsi in soli 8 giorni tra Hot dog ed Hamburger.

Francamente penso che ci sia bisogno di qualche giorno in più per imparare dove e come nutrirsi correttamente. Il fast food NON è la giusta via.
O forse si, per adottare  tantissimi piccoli trigliceridi.
In una delle ultime grigie mattinata ho fatto un giro a Nord di Manhattan e verso l’ora di pranzo ho pensato bene di spararmi l’ennesimo Hamburger.
Se mi sparavo e basta forse avrei sofferto meno,  ma questa è un’ altra storia.

Consiglio vivamente di visitare IL WTC, estremamente toccante, incredibilmente profondo. Non posso descrivere con poche battute quello che ora è un parchetto assediato dai turisti.

Soltanto Ripensare e non Dimenticare.
Così come è potente la vista di Ellis Island, i miei pro-zii furono emigranti. E me li immagino a prua scorgere nella nebbia invernale la sagoma della Statua che prometteva una vita più Florida di quella appena lasciata alle spalle.

Poi magari era Giugno, caldo e il cielo colmo di gabbiani. Ma chissene, no?

Tutto può essere visto con una certa leggerezza nel cuore, ma per la storia, per affari personali e forse solo perchè un po’ gli è dovuto, in alcune particelle di terreno, ovunque esse siano nel Mondo, bisogna calarsi un po’ nella parte e riflettere.

Aiuterà.

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