Con L’occhio in quarantena

14 Aprile 2020

Righe sparse, pensieri liberi di un tempo bloccato

Sembra facile vero?
Ti dicono stai a casa, andrà tutto bene.
Oggi, 14 Aprile, è già più di un mese che siamo in casa, con il lasciapassare all’ uscita controllata solo per prima necessità.
Orwell non sarebbe stato in grado di raccontarlo meglio, ma mentre scrivo, in terrazzo, col profumo del basilico che ho impunente comprato in una rapida fuga in bicicletta, un elicottero passa sopra i tetti della mia città, a controllare eventuali assembramenti.
Eppure qui, nel Piceno siamo stati fortunati. Lo scoppio dei contagi è partito in ritardo, e quando è sbocciato erano già state messe in opera severe misure di contenimento.

Ma queste righe non vogliono essere lo specchio di una lamentela, piagnucolare peraltro di una situazione che ci vede tutti nella stessa bacinella a navigare senza bussola.
Piagnucolare poi per cosa, fin quando sei ancora vivo?
Alzi la mano chi non ha sottovalutato il Covid-19 a Gennaio, Febbraio.
Io le alzo entrambe, così senza vergogna, pieno della mia laurea in Biologia, sottostimando senza pietà il tutto, pieno dei miei (vetusti) esami di immunologia e virologia.
E quindi eccoci qui, a stampare l’ ennesimo modulo di autocertificazione.

Dal canto mio credo di essere tornato un po’ bambino d’estate, quando la parola estate aveva davvero senso e le vacanze iniziavano per non finire mai.
In questi giorni caldissimi sento addosso quella sensazione di estrema libertà dalla “scuola” ma contemporaneamente non posso allontanarmi da casa o mia madre mi metterà in punizione.
E come da bambino passano poche sparute automobili. Le strade sono tornate ad essere silenziose, riesco a sentire la musica che esce dalle case, le galline del vicino di casa ( non me ne ero mai accorto) e le rondini che vengono a scroccare le molliche che lascio sul davanzale.

Ah, ho perso il conto dei giorni e chissenefrega se è sabato o martedì, domani non devo alzarmi per andare “a scuola”. Non guardo neanche i Tg.
Leggo un po’, suono, (cucino!) ho caricato un rullo di bianco e nero kodak nella olympus, così il viaggio nel tempo è completo.

Da quando è nata è la prima volta che passo così tanto tempo con mia figlia.
C’è una serie di piccole felicità, alle quali attaccarsi, alle quali stringersi saldamente come fossero le redini di un cavallo al trotto chiamato “Sto per impazzire”.

Nelle ultime settimane ho anche fatto aperitivi online.
(Non pensavo nella vita di dover mai scrivere una frase del genere)
Con altri fotografi, Tommaso, Federico, Andrea, Alberto, Alessandra ed Enrico, ci siamo visti in videoconferenza, sparati in più punti di Italia, ognuno per dire la sua, su come la viviamo, su come la sfangheremo.

Già, perchè lavorativamente questo 2020 sarà un autentico disastro, e come dicevano i Ministri il futuro è una trappola.

Annullamenti, spostamenti, caparre da riversare, cosa succederà alla fotografia di matrimonio?
O alla fotografia in generale?
Quello che è certo che tutto sta per cambiare, non sappiamo per quanto, ma cambierà, d’altronde il mondo e la sua gente muta continuamente, così come è cambiato l’approccio nei confronti dei fotografi e nei confronti del mezzo tecnologico. Ora che la gente ha più paura del virus, forse le fotocamere potranno riprendere quel posto fatto di discrezione e silenzio che gli spetta (ma ci credo poco).Nel frattempo in Germania versano 5000 € a tutti i freelance/artisti anche non tedeschi, confermando ancora una volta che i Paesi hanno bisogno di culura per sopravvivere. E la cultura non sopravvive se non ci investi un po’.

Ad ogni modo Il 3 Maggio si fa un po’ più vicino e se prima ero in fermento per la data di uscita della nuova Canon, ora sono in fermento per la mia data di uscita.
Questione di priorità.